Past
Ero seduta sul bordo della vasca da bagno; non ero mai arrivata a tanto. Lei
tentò resistenza ma anche questa volta volevo dimostrare di essere più forte, sì più forte ma di chi? Della lametta? Questo pensavo, lo ammetto. Capii dopo che semplicemente volevo essere più forte di me, più forte delle mie paure, del mio dolore, delle mie molteplici ansie. Non mangiavo da giorni, una settimana circa. Vomitavo, vomitavo continuamente, vomitavo sangue e succhi gastrici, non volevo vomitare, non più, quando iniziai a mettermi due dita in gola non credevo avrebbe creato ‘dipendenza’. Mi sentii bene, come se avessi fumato qualcosa, come stendermi su un letto di morbida erba dopo una corsa straziante, del resto le stesse cose le provavo dopo aver vomitato. Ci riuscii, non uscì tanto sangue quanto speravo ma buttò fuori tutte le impurità. Svenni.
Mi risvegliai un po’ dopo, non so quanto, cinque minuti? Due ore? Nessuno si accorse del mio silenzio, nessuno si accorse che non uscii da quel bagno. Entrai nella mia stanza e chiusi a chiave, mi stesi sul letto per riflettere, riflettere e capire, capire e carpire. ‘Perché?’ mi chiesi. Dovevo arrivare alle origini di tutto ciò, dovevo capire il principio di tutti i miei problemi e risolverli. Dovevo dare una svolta alla mia vita.
Mi addormentai profondamente, sognai tutto ciò di brutto che mi accadde nel corso della mia vita.
Io, distesa sul divano-letto aperto in cucina e lui che abbassava la serranda. Lui che si avvicino a me. Poi io in ginocchio, le urla, le lacrime asciutte e dolci, quelle lacrime che non sono mai uscite. ”Stai diventando grande ora”, gemiti, urla, ”ora sei una bimba grande” e di nuovo urla e gemiti. Poi il silenzio, il silenzio più silenzioso che abbia mai odito. Ebbi paura di quel silenzio. Non capii cosa accadde, avevo sei anni.
Mi svegliai urlando, e piangendo, sta volta con lacrime vere. Quelle bagnate e salate, quelle talmente forti che solcano le carni durante la loro scesa.

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