01-07-14
Si spegne la luce, il buio pesto mi accompagna nel lento movimento delle palpebre mobili che vanno a chiudersi alla ricerca del sonno che spesso non trovano, e allora chiamano Morfeo, urlano aiuto, ma forse è occupato a donare riposo a persone che ne hanno effettivamente bisogno. Finalmente è il turno, grazie Morfeo, grazie. Passa poco tempo e arrivi tu a toccarmi, respirarmi sul collo, a prendermi da dietro e gettarmi su un materasso sudicio di odio e testimone di terribili fatti. Ho paura, grido aiuto. Sento delle mani cingermi i polsi e una voce che mi chiama. Non riesco a distinguere se sia la sua o la Sua. Ho paura. Cerco di liberarmi. Mi sveglio. Riconosco il tuo corpo gracilmente possente. Sento la tua preoccupazione, riconosco il respiro puro anche se assonnato e preoccupato. Inizio a calmarmi, mi cingi. Ora sono al sicuro. Purtroppo questo non basta. Vivo ancora la sua puzza, misto di birra e piscio, sento ancora le sue unghie mal tagliate che mi braccano le braccia. Il suo occhio finto e il suo sguardo cattivo, nutrito dalla mia paura. Lo sento è qui. Sento anche i bambini che non ho e sento quella che vorrei con lui, forse per bilanciare il tutto. Per avere qualcosa che sia frutto di un amore vero e dolce quale il nostro. Nonostante tutto sono una ragazza fortunata.

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